I TATUAGGI
Quel che c’è da sapere…
Quando l’inchiostro viene iniettato nella pelle, l’organismo lo riconosce come “corpo estraneo.”
Le cellule del sistema immunitario, in particolare i macrofagi, inglobano le particelle di pigmento e poiché molti pigmenti non possono essere completamente degradati, la maggior parte dell’inchiostro rimane nei tessuti in modo permanente.
Nel tempo, quando alcuni macrofagi muoiono, il pigmento può essere rilasciato e successivamente inglobato da altre cellule, questo meccanismo contribuisce alla permanenza del tatuaggio nel corso degli anni.
Una parte delle particelle può inoltre migrare attraverso il sistema linfatico e raggiungere i linfonodi regionali, dove pigmenti e componenti degli inchiostri sono stati effettivamente identificati anche nell’uomo oltre che sulla sperimentazione su cavie animali.
Questo significa, che il tatuaggio rappresenta un’interazione duratura tra sostanze estranee e sistema immunitario, questo non significa però, allo stato attuale delle conoscenze, che ogni tatuaggio provochi necessariamente un’infiammazione sistemica cronica per tutta la vita in tutti i soggetti tatuati soprattutto se le aree della pelle ricoperte non sono molto estese.
Negli ultimi anni, la ricerca sta studiando le possibili conseguenze a lungo termine dell’accumulo di pigmenti nei linfonodi. Alcuni studi sperimentali, condotti soprattutto sui topi, suggeriscono che la presenza di pigmento nei linfonodi possa modificare localmente alcune risposte immunitarie; è stata osservata, per esempio, un’alterazione della risposta anticorpale a determinati vaccini.
Al momento, tuttavia, non è dimostrato che le persone tatuate abbiano una minore efficacia dei vaccini, compresi quelli a mRNA. Un altro aspetto oggetto di studio riguarda la composizione degli inchiostri, alcuni possono contenere pigmenti, metalli o impurità potenzialmente irritanti, allergizzanti o tossicologicamente rilevanti, motivo per cui la loro composizione e sicurezza sono sottoposte a regolamentazione e controllo.
Per quanto riguarda il rischio oncologico, alcuni studi osservazionali hanno rilevato possibili associazioni tra tatuaggi e linfomi o alcuni tumori cutanei. I risultati, tuttavia, non sono ancora concordi e non consentono di affermare che i tatuaggi causino tali patologie.
Lo studio di Nielsen e collaboratori del 2024, spesso citato a questo proposito, ha osservato un possibile aumento del rischio di linfoma nelle persone tatuate, ma il risultato complessivo non è stato statisticamente conclusivo e gli stessi autori hanno sottolineato la necessità di ulteriori studi.
I tatuaggi non devono quindi essere considerati né biologicamente completamente inerti né automaticamente pericolosi, resta l’equazione: più aree “inchiostrate” = aumento dei rischi. Fonte principale:
Nielsen C., Jerkeman M., Jöud A.S. (2024), Tattoos as a risk factor for malignant lymphoma: a population-based case-control study, eClinicalMedicine.
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In Medicina Tradizionale Cinese, il tatuaggio può essere interpretato come un’invasione di patogeno che interessa il livello della cute chiamato Cou Li (腠理), cioè lo spazio funzionale che si trova tra pelle e carne attraverso i quali si diffonde la Wei Qi, l’energia difensiva dell’organismo.
La ripetuta perforazione della cute e la permanenza di pigmenti estranei in questo livello possono essere lette, in chiave MTC, come potenziali fattori di alterazione della libera circolazione di Qi e Xue (Energia e Sangue) a livello locale. Qualora tale alterazione determini una stasi persistente, secondo la fisiopatologia cinese, essa può, in determinate condizioni, generare Calore (in medicina occidentale dicesi processo infiammatorio o flogosi). Questo non significa tuttavia che ogni tatuaggio provochi necessariamente una stasi o un’infiammazione cronica, si tratta di un modello interpretativo della MTC, la cui manifestazione patologica dipende dalla risposta individuale dell’organismo.